- Il trattato di Parigi (1814) non si pronunciò sul possesso del Madagascar, lasciando pertanto direttamente alle potenze europee una libera ed autonoma azione. Il baronetto Robert Townsend Farquhar, governatore britannico di Mauritius, volle tentare di ostacolare l'influenza francese nell'Oceano Indiano; riuscì a convincere il sovrano del regno del Madagascar Radama I ad attaccare i principati della costa orientale dominani dai "Malata" (stirpe di mulatti discendenti da europei e donne indigene) alleati dell'impero coloniale francese nella tratta atlantica degli schiavi africani ed in seguito a far firmare il 23 ottobre del 1817 un accordo che riconoscesse di fatto la sovranità sulla regione.L'aiuto inglese permise a Radama I di avviare una modernizzazione militare del paese in cambio dell'abolizione della tratta degli schiavi. Oltre ai francesi anche i tedeschi e gli statunitensi lo ratificarono. Nel 1820 una piantagione venne nel frattempo creata nell'Île Sainte-Marie per opera dell'ufficiale d'artiglieria Jean-Louis Joseph Carayon - a 10 km dalla costa - arrivando ad avere 100.000 piante nel 1824.In quello stesso anno la coltivazione iniziò anche sull'isola maggiore grazie a Julien Gaultier de Rontaunay, un'importante operatore di commercio al dettaglio di Mauritius anche se registrato come residente a Saint-Denis (Riunione). Egli piantò 150.000 alberi a Manajanty, sulla costa orientale e, dopo essere entrato in affari con Jean-Joseph Arnoux fondò la prima attività commerciale di un qualche spessore nella regione. Diede vita per tale scopo ad una flotta commerciale che nel 1857 consisteva di 19 navi, più 47 noleggiate a tempo determinato.L'avventuriero Jean Laborde, personaggio influente sulla monarchia Merina, impiantò il caffè negli altopiani dell'interno in collaborazione con de Rontaunay, probabilmente intorno al 1840.Napoléon de Lastelle - che sarà insignito del titolo di principe dalla famiglia reale - ebbe 1.500 schiavi adibiti alla coltivazione dello zucchero, in collegamento con la società di trading di Rontaunay a Mahela, ed altri 300 per le piantagioni di caffè posizionate lungo le rive dei fiumi
domenica 8 aprile 2018
Storia del caffè: Avventurieri francesi in territorio malgascio.
martedì 3 aprile 2018
Storia del Tè: Il tè nero.
In occidente, l'acqua per il tè nero viene di solito aggiunta quasi al punto di ebollizione, a circa 99 °C, in quanto molte delle sostanze attive del tè nero non si sviluppano a temperature inferiori a 90 °C. Le temperature più basse vengono utilizzate per tè più delicati, quali il tè verde e il tè bianco, in quanto influenzano il sapore finale della bevanda. L'errore più comune nel preparare il tè nero è usare acqua troppo fredda, anche dovuto al fatto che, aumentando l'altitudine, il punto di ebollizione scende. I britannici raccomandano, inoltre, di scaldare la teiera prima di preparare il tè, sciacquandola con acqua bollente.
I tè occidentali sono solitamente infusi per quattro minuti, ma in molte regioni del mondo viene usata acqua bollente e le foglie di tè vengono spesso inzuppate: ad esempio, in India il tè nero viene bollito per più di quindici minuti. Varietà popolari di tè nero sono l'Assam, il tè del Nepal, il Darjeeling, il Nilgiri, il tè turco e il tè di Ceylon.
lunedì 2 aprile 2018
Collaborazioni: Ginseng e Matcha Food Ness
Una bevanda che racchiude tutte le proprietà del ginseng e i benefici del tè matcha: la radice del ginseng è fonte di energia, il tè matcha è ricco di polifenoli e antiossidanti.
La ricetta perfetta per un anti-age naturale.
sabato 31 marzo 2018
martedì 27 marzo 2018
Storia del caffè: Fragile genetica dell'"arabica".
Delle 90 specie di caffè inventate, meno di 10 sono poi state effettivamente coltivate e solo 2 sono sopravvissute fino al XX secolo: la Coffea arabica e la Coffea canephora. La 1° è nata da un antico incidente cromosomico, che ha quadruplicato la propria sequenza di DNA; questa è l'unica varietà autogoma. I suoi fiori si autfecondano, anche se nel 10-20% dei casi si verifica l'allogamia ovvero l'impollinazione grazie ad insetti.Le altre piante di Coffea non possono invece autofecondarsi, ma scambiano permanentemente i geni col polline, il che le rende più resistenti ai parassiti. Di fronte al brusco aumento dl consumo nel corso del XVIII secolo l'"arabica" si è espansa troppo rapidamente, riducendo la sua base genetica a quasi 0; solamente alcune piante delle 2 varietà "Typica" e "Bourbon pointu" risultarono essere esportate e duplicate in tutto il mondo.
Nel 1706 una singola pianta fu portata da Giava ad Amsterdam e poi, nel 1714, venne donata ai vari orti botanici europei, da dove si trasferì successivamente nelle Americhe. Questo è stato chiamato gruppo "Typica". Nel 1715 la Compagnia francese delle Indie orientali stabilì il caffè dello Yemen (il "Mokha") sull'isola di Riunione, dove ha cominciato a crescere considerevolmente a partire dal 1724 o 1726. È la varietà chiamata "Bourbon Coffee", che a sua volta mantiene una sua quota in America, anche se in un misura ridotta.
In secondo luogo i coltivatori di queste 2 varietà selezionarono semplicemente i mutanti spontanei in quanto i loro incroci non consentivano nuovi genotipi sufficienti data la bassa diversità genetica: di conseguenza il caffè è rimasto "puro" per oltre 3 secoli. Derivato dal "Boubon" è il "Marogogype" dai grani grossi avvistato in Brasile oppure la varietà denominata "Caturra", con un'alta produttività e facilità di raccolta.
Provengono invece dalla "Typica" la "Kent" dell'India e la "Blue Mountain" della Giamaica; quest'ultimo ha permesso i primi successi d'intensificazione della coltura, in special modo nell'America Latina. Tra i vari ibridi "Typica-Bourbon" c'è la varietà "Mondo Nuovo" brasiliana. Inoltre l'ibridazionetra la "canephora" e una delle 2 arabiche, chiamata "Arabusta", risulta essere molto raro in natura: si chiamano barriere cromosomiche.
Più tardi gli esperti di botanica impareranno a creare artificialmente per raddoppio cromosomico della canephora attraverso il trattamento di Colchicina. Nel frattempo il primo passo è stato la scoperta nel 1917 nell'arcipelago di Timor di una popolazione di arabusta selvatica detta Hdt e assai resistente alla "ruggine del caffè" la quale aveva devastato le piantagioni asiatiche negli anni 1870.
Questa prima fonte genetica differente sia da Typica che da Bourbon ha permesso d'incrociare l'arabica e creare varietà come la "Catimor" brasiliana o la "Ruiru" del Kenya. La sua scoperta ha fatto crescere la fiducia e la ricerca sul caffè selvatico, condotta nei primi decenni del XX secolo lungo il bacino del Congo e che ha condotto alla produzione della "robusta" negli anni 1930. Quest'ultima peserà al 38,6% nella produzione mondiale di caffè al principio del XXI secolo.
Il suo contenuto di caffeina, che dipende molto più dal genotipo che dai fattori ambientali, è di circa il 2,5% rispetto all'1,5% presente nell'arabica e risulta più resistente alle malattie grazie a una base genetica più diversificata. Gli esperti di agronomia la considerarono essenziale per ringiovanire e differenziare le vecchie varietà di arabica. Tra il 1960 e il 1990, sotto gli auspici della FAO, decisero di tornare alle fonti delle popolazioni selvatiche dell'Etiopia per la creazione di ulteriori varietà migliorate.
lunedì 26 marzo 2018
Collaborazioni: Soulkitchen Bio
Recentemente, sta emergendo a livello mondiale un nuovo concetto che si basa sui principi della Responsabilità Sociale d'Impresa, ovvero il concetto di Valore Condiviso.
L’idea di Valore Condiviso sistematizza quanto è già stato sviluppato dalla teoria e dalla pratica in termini di Corporate Social Responsibility, contestualizzando il tema della sostenibilità sociale e ambientale su un livello più strategico che deve avere impatti fino alla reale bottom line di business.
Nel sistema di gestione aziendale di SoulKitchen.bio, l'attenzione alla comunità e agli stakeholders è divenuta di importanza cruciale.
I principi alla base della CSR di SoulKitchen.bio hanno come scopo quello di migliorare la qualità della vita della comunità.
SoulKitchen.bio ha messo al centro della propria policy la comunità non solo i suoi particolari stakeholder. Questo per evitare di adeguarsi ad una “etica” particolare, provinciale portando la CSR ad essere un insieme di “etiche” di “comodo” e d'"immagine" con tante regole particolari (morali, ideologiche) rinunciando “ad applicare un modello sociale condiviso”.
SoulKitchen.bio ritiene che un prodotto non debba essere apprezzato unicamente per le caratteristiche qualitative esteriori o funzionali ma anche per le sue caratteristiche non materiali, quali le condizioni di fornitura, i servizi di assistenza e di personalizzazione, l'immagine ed infine la storia del prodotto stesso.
L'enunciazione di tale policy parte dal presupposto che l'attività d' impresa, pur restando imperniata sull'aspetto economico, non possa trascurare una serie di istanze interne ed esterne all'impresa, capaci di caratterizzare l'ambiente in cui l'impresa opera.
I parametri che SoulKitchen.bio ha voluto aggiungere al profitto aziendale riguardano una serie di variabili interne all'azienda, come relazioni umane, coinvolgimento degli addetti, consapevolezza dei ruoli, gratificazione e fidelizzazione, a cui si accompagnano parametri esterni come rapporti con clienti e fornitori.
Il successo della nostra CSR viene calcolato attraverso il grado di soddisfazione dei vari target a cui ciascuna attività svolta è rivolta come processo e prodotto dell'impresa, secondo ben definite modalità quanti-qualitative.
La consapevolezza dei consumatori, circa la centralità di tali aspetti e la “tracciabilità storica” della catena dei processi, sta guadagnando importanza.
Risulta pertanto evidente come l'impegno “etico” dell'impresa sia basilare nella “catena del valore” prospettando così l'utilizzo di nuovi percorsi e leve competitive coerenti con uno “sviluppo sostenibile” per la collettività.
SoulKitchen basa il proprio modello di business su 3 principi:
1 Etica e sostenibilità;
La situazione agroalimentare nel nostro paese, più in generale in Europa e ancora più in generale nel mondo è drammatica, sia in campo ambientale sia in campo sociale.
I suoli pochi anni fa erano più fertili: manca l’acqua, perdiamo l’humus.
L’agricoltura e l’allevamento intensivo fanno un consumo smodato di acqua.
In questo periodo si parla moltissimo di gastronomia di “super-ristorazione”, ma viviamo in un paese in cui si pagano 9 centesimi al chilo le carote, 27 centesimi al litro il latte… Le aziende agricole stanno morendo.
Per SoulKitchen essere sostenibili significa partire dalla base:
Se stiamo distruggendo le aziende agricole, dobbiamo tornare a dargli "linfa", acquistando prodotti freschi e regionali da coltivatori e allevatori di qualità, pagandoli il giusto valore, in modo che continuino ad esistere e migliorare;
Se stiamo stressando la terra dobbiamo ridare fertilità ai suoli; per farlo dobbiamo ricominciare a seguire la stagionalità dei prodotti e permettere la rotazione delle colture;
Se stiamo sprecando l’acqua, va ricordato che l’80% delle risorse idriche mondiali attualmente è utilizzato per agricoltura e allevamento intensivo dobbiamo ridurre il consumo di proteine di origine animale. Meno ma meglio.
Il cambio di paradigma non è semplicemente morigeratezza e sforzo, ma piuttosto evoluzione del sistema, che permette quindi, a caduta, sia un risparmio delle risorse, sia un aumento della qualità intrinseca del prodotto, sia una reale soluzione ai problemi di occupazione e distribuzione del reddito.
2 Divulgazione di una più evoluta cultura alimentare;
Analizzando il modo con cui si produce, e consuma, cibo in epoca contemporanea risulta evidente una forte crisi antropica ed entropica.
Per operare contro una confusione dilagante in campo alimentare i nuovi paradigmi sono: rispetto per chi lavora ed il rispetto per la terra.
Attualmente sul nostro Pianeta produciamo cibo per 12.000.000.000 di persone; ma siamo “solo” 7.000.000.000 di esseri umani; 1.000.000.000 dei quali non mangia; mentre 1.700.000.000 persone soffre di malattie connesse all’iperalimentazione.
Ciò significa che quasi la metà del prodotto edibile viene sprecato.
Il cibo ha perso valore.
SoulKitchen.bio, oltre a produrre e vendere cibo, utilizza il 20% delle proprie risorse umane per fare formazione alla clientela.
Una clientela che, a sua volta, ogni giorno, è in contatto diretto con il pubblico.
Ecco perché SoulKitchen.bio contribuisce a creare una nuova cultura alimentare.
Il dato medio, da ricerche ONU, indica che oltre il 40% di ciò che produciamo sulla terra viene buttato via: dobbiamo ridurre lo spreco. Questo lento processo di miglioramento porterebbe a un automatico risparmio di risorse, a una diminuzione dei prezzi di acquisto, a un equo pagamento della forza lavoro e a un innalzamento della qualità delle produzioni.
SoulKitchen.bio attraverso l’utilizzo e lo sviluppo di software gestionali, sta ottimizzando i propri processi produttivi riducendo gli esuberi di produzione al 6%.
Questa ottimizzazione dei costi consente di offrire ai clienti prodotti d’alta qualità, acquistati in una filiera controllata che da il giusto valore alle materie prime, vendendoli a prezzi simili al "mercato tradizionale".
3 Ausilio al miglioramento dei processi d’impresa.
Le aree aziendali che maggiormente influiscono sui costi del prodotto sono, di norma, ricerca e sviluppo, acquisti e manodopera. Con il prodotto SoulKitchen.bio queste tre voci di costo vengono drasticamente abbattute in quanto la ricerca e lo sviluppo dei prodotti non sono più a carico del cliente. Grazie alle consegne giornaliere e agli ordini tramite app il magazzino è quasi completamente annullato e gli acquisti di merci deperibili sono più controllati. Infine, la manodopera, cuore pulsante dell’impresa, (l’area in cui viene generato il valore che viene trasferito al Cliente) è ottimizzata: diminuiscono così errori e difetti che comportano “rifacimenti” e si eliminano procedure non necessarie, riducendo i costi di personale e il trasporto di merci da un sito a un altro.
DOP: Pecorino Sardo
Il pecorino sardo è un formaggio di lunghissima tradizione storica culturale assieme all'allevamento della pecora che sull'isola ha tradizioni antichissime. Il Pecorino Sardo DOP è prodotto con latte di pecora sardo pastorizzato, caglio, sale, fermenti lattici e viene commercializzato in due versioni: una giovane (o fresco) ed una maturo (stagionato). Il pecorino Sardo DOP giovane ha circa 1-2 mesi, mentre quello maturo ha più di 6 mesi. Il Pecorino Sardo DOP si distingue da tutti gli altri tipi di formaggi prodotti in Sardegna, perché segue le direttive presenti all'interno di un disciplinare di produzione. Il disciplinare di produzione prevede alcuni obblighi, come quello di utilizzare solo latte di pecora sardo, oppure l'obbligo di utilizzare un determinato tipo di etichettatura che deve obbligatoriamente contenere il simbolo del consorzio di Tutela, che ha sede a Cagliari.
Il Pecorino Sardo DOP è l'unico formaggio prodotto in Sardegna a poter vantare questa denominazione. Tutte le altre varianti (pecorino prodotto in Sardegna, Formaggio Sardo, Formaggio di Pecora Sardo) hanno lo scopo di richiamare la denominazione DOP, senza però sottostare alle dure condizioni dettate dal disciplinare di produzione.
venerdì 23 marzo 2018
Conti Fomentini: Ribolla Gialla
Fin dal 1520, i Conti Formentini abitano in un bellissimo castello che domina San Floriano, incantevole borgo nel cuore del Collio Goriziano. Da roccaforte difensiva ad azienda agricola il passo non è certo stato breve ma, grazie ad un accurato intervento di restauro ad opera dei Formentini, questo maniero fu trasformato in una fiorente azienda vitivinicola ed è diventato, ad oggi, una delle cantine più apprezzate di tutto il Friuli. La Ribolla Gialla, varietà autoctona friulana che nel Collio esprime il meglio di sé, dà vita ad un vino fresco, profumato e fragrante, dal bell’equilibrio gustativo e dalla grande piacevolezza di beva.
Colore giallo paglierino dai delicati riflessi verdolini, intriga con profumi di uva spina, more di gelso bianche, acacia e un tocco di vaniglia. Bocca proporzionata e rispondente, di bella freschezza, moderata sapidità e con persistenza vagamente ammandorlata.
Perfetta con le linguine al sugo di tonno, con i saltimbocca alla romana e con il prosciutto di San Daniele.
giovedì 22 marzo 2018
Collaborazioni: Unicorn Latte
La bevanda magica che ha conquistato il mondo.
La magia di questa bevanda viene dal potere degli estratti funzionali di alga spirulina, manca e zenzero, i quali sono ricostituenti, energizzanti, antinfiammatori e antiossidanti!.
Il sapore è quello esotico e delicato del latte di cocco e il suo naturale colore blu, dato dalla spirulina, la rende la bevanda più fotogenica del momento.
mercoledì 21 marzo 2018
DOP: Guanciale all'amatriciana.
Il guanciale di maiale è la gola del maiale, un taglio di carne suina percorso da venature magre (muscolo) con una componente di grasso pregiato, di composizione diversa dal lardo (grasso del dorso) e dalla pancetta (grasso del ventre).
La consistenza è più dura rispetto alla pancetta e il sapore più caratteristico.
La consistenza è più dura rispetto alla pancetta e il sapore più caratteristico.
Rientra nella preparazione di molti condimenti, tra i quali è famosa l'amatriciana. Vanta il riconoscimento di prodotto tradizionale su proposta delle regioni Abruzzo (guanciale amatriciano), Calabria, Friuli-Venezia Giulia, Lazio (guanciale dei monti Lepini al maiale nero, guanciale classico), Molise, Sardegna, Toscana e Umbria.
martedì 20 marzo 2018
Marocco: storia e origini del couscous.
Il couscous è il piatto più popolare in Marocco e nel Nord Africa, ma diffuso in tutto il mondo. La storia ha elaborato diverse opinioni circa le sue origini. Alcuni ritengono che il couscous, come la pasta, sia stata creato in Cina, mentre altri sono sicuri della sua origine dall’Africa dell’est. Tuttavia, l’evidenza più palese sembra indicare il Nord Africa. Inoltre, proprio qui, delle scoperte archeologiche risalenti al nono secolo, avrebbe portato alla luce degli utensili da cucina per preparare il couscous.
Nell’undicesimo secolo, la conquista arabo-islamica ha contribuito alla diffusione del piatto in tutta la regione nordafricana. La crescita economica e lo sviluppo della produzione di grano ne hanno accelerato l’espansione. Quindi il couscous fu portato in Spagna, nella regione meridionale dell’Andalusia, e lungo il perimetro del Mediterraneo. In uno scritto del XVI secolo di Francois Revelais, si nota come in Provenza fosse diffuso e apprezzato il Coscoton a la Moresque. Il couscous giunse fino in Sud America, attraverso le colonie portoghesi emigrate dal Marocco. L’espansione del couscous è continuata durante il XX secolo, soprattutto a causa di ondate migratorie dal Nord Africa verso l’Europa, la Francia in particolare. Un recente sondaggio ha svelato come il couscous sia oggi il secondo piatto preferito dai transalpini.
Oggi il couscous è l’ambasciatore culinario del Nord Africa ed è un emblema dell’arte culinaria marocchina. La pentola apposita si chiama: la cuscussiera.
domenica 18 marzo 2018
lunedì 5 marzo 2018
Riso: Paella. (Spagna).
La paella si presenta in numerosi varianti. La versione originaria, di Valencia, è fatta con riso, carciofi, piselli o fave, coniglio o pollo, cui si aggiungono anche falde di peperone; altre versioni prevedono carni e salsicce, o trance di pesce, crostacei e molluschi.
Elementi comuni sono zafferano e verdure.
Storia del Tè: Afternoon Tea, la tradizione del tè del pomeriggio in Gran Bretagna.
L'Afternoon Tea, il tè pomeridiano accompagnato da un pasto leggero, è una delle tradizioni più tipicamente britanniche che esistano ed è conosciuta a livello mondiale. Questo vero e proprio rituale ha origini nella nobiltà britannica del XIX secolo ma è nato in modo quasi casuale.
L'usanza di bere tè mangiando qualcosa a metà pomeriggio fu presumibilmente inventata intorno al 1840 da Anna Russel, 7ª Duchessa di Bedford, amica e dama di corte della Regina Vittoria. A quei tempi l'etichetta imponeva di cenare verso le 20.00, ma durante il lungo intervallo tra pranzo e cena alla Duchessa Anna veniva sempre un certo languorino. Così prese l'abitudine di farsi servire come spuntino del tè accompagnato da pane, burro e dolci.
Mentre passava l'estate nella sua residenza di Woburn Abbey, la nobildonna cominciò ad invitare alcuni amici per prendere il tè assieme. Tutti gradirono molto l'idea, tanto che una volta ritornata a Londra per l'inverno queste riunioni proseguirono regolarmente e cominciarono a diffondersi nell'alta società della capitale inglese. Quando anche la Regina Vittoria cominciò a organizzare degli Afternoon Tea, questa specie di merenda d'alto bordo si trasformò in un evento galante, al quale ci si doveva presentare con un abbigliamento apposito. In alcuni casi era un vero e proprio ricevimento con centinaia d'invitati.
In realtà esistono diverse testimonianze storiche del fatto che il tè del pomeriggio fosse un'abitudine diffusa già nel XVIII secolo e forse anche nel XVII. Ad ogni modo si può affermare che la Duchessa Anna ha fatto sì che si trasformasse in un'istituzione nazionale.
Per l'alta società l'Afternoon Tea era un normale evento mondano, ma per le persone comuni era un lusso o quasi. Operai e impiegati non avevano il pomeriggio libero, rientravano a casa solo la sera e raramente potevano permettersi le spese derivanti da un pasto extra quotidiano. Quindi la classe lavoratrice ideò una propria versione del tè del pomeriggio, che veniva consumato più tardi e che in pratica sostituiva la cena. Il menù naturalmente era più sostanzioso e oltre ai dolci poteva includere anche verdura e carne.
L'Afternoon Tea dei proletari cominciò ad essere classificato come high tea (tè alto), in contrapposizione a quello dei ricchi che era invece chiamato low tea (tè basso). L'origine di questi termini è da ricercarsi nei mobili usati per il pasto: le persone comuni mangiavano seduti a tavola (che ha le gambe lunghe), mentre i benestanti sedevano sui divani e usavano i tavolini (che hanno le gambe corte). In seguito l'alta società sviluppò un proprio genere di high tea, che comprendeva vivande molto costose ed esclusive come cacciagione e salmone.
Leggendo la sua storia si capisce che non c'è un vero e proprio menù codificato per l'Afternoon Tea, che può prevedere sandwich con diversi tipi di ripieno (meglio se elegantemente tagliati in forma rettangolare e sottile, prendendo così nome di finger sandwich), torte e vari tipi di dolci. Una versione molto famosa è il cosiddetto Cream Tea, durante il quale vengono serviti scone (dolci tipici britannici) accompagnati da clotted cream (una crema preparata con la panna e cucinata a vapore o a bagnomaria) e marmellata.
Naturalmente non dobbiamo dimenticare il protagonista principale di questa tradizione, e cioè il tè, che dovrebbe essere di qualità pregiata e rigorosamente utilizzato in foglia. Quindi bustine e polveri solubili sono assolutamente vietate in un vero Afternoon Tea.DOP: Caciocavallo.
Il caciocavallo è un formaggio stagionato a pasta filata tipico dell'Italia meridionale di forma tondeggiante, a "sacchetto", prodotto con latte particolarmente grasso di vacche podoliche, con l'aggiunta di solo caglio, fermenti lattici e sale. Per la sua conservazione è talvolta fatto uso di paraffina (sostanza derivata dal petrolio che ha lo scopo in genere di far scivolare un qualcosa su una superficie).
Queste mucche vengono allevate allo stato brado, quasi come fossero pecore, pascolando nella macchia mediterranea fino alle steppe appenniniche in luoghi ricchi di arbusti e piantine di sottobosco. La presenza di piante aromatiche nella zona dove si è nutrito l'animale caratterizza le sue note aromatiche e i suoi profumi, tanto che, a titolo esemplificativo, in primavera esso assume un caratteristico colore rosato dovuto alle fragoline di bosco ingerite dalle bestie, e dai camparini.
Tipico di tutte le regioni che formavano il Regno delle Due Sicilie, ebbe una tale fama, da ispirare anche modi di dire popolari, come ad esempio "far la fine del caciocavallo", in analogia alla sua forma strozzata da una corda nella parte alta.
Le varietà più conosciute sono quelle del caciocavallo di Agnone, del caciocavallo di Castelfranco, del caciocavallo Silano, del caciocavallo siciliano, che a sua volta può essere caciocavallo di Godrano, e del caciocavallo podolico.
Caciocavallo viene menzionato per la prima volta da Ippocrate nel 500 a.C.
La prima certificazione ufficiale risale al DPR del 30 ottobre 1955.
Formaggi: Tacos con queso. (Messico).
La salsa enchilada è una tipica salsa messicana piccanta, a base di pomodoro, aglio e cipolle, aromatizzata con cumino e paprika e impiegata per insaporire e ammorbidire tortillas e tacos.
La storia del caffè: Inizi in Jamaica
La Colonia della Giamaica conobbe il caffè a partire dal 1728, anno in cui il suo governatore inglese Nicholas Lawes (1652-1731) fece acclimatare la pianta nell'isola.
L'amministrazione britannica tentò di attivare la produzione di caffè utilizzando incentivi fiscali, mentre al contempo tassò la coltivazione dello zucchero con il Sugar and Molasses Act (1733), per ridurre il potere dei distillatori di rum della Nuova Inghilterra. Ma tali vantaggi fiscali relativi non si rivelarono sufficienti per entrare in competizione diretta col caffè haitiano, sempre più economico e competitivo; questo suscitò la gelosia dei piantatori giamaicani i quali incolparono la "Nuova Inghilterra" dei danni da loro subiti a causa del favoriritismo nei confronti del caffè francese.
Il dibattito degenerò; l'assemblea dei piantatori giamaicani dichiarò che la pratica da parte dei commercianti del Rhode Island di fare prezzi troppo bassi fosse un vero e proprio atto di "fellonia" (rottura di contratto) e attivarono nei giornali di Boston una campagna pubblicitaria per lamentarsi e denunciarne il fatto; questo mentre in città si firmavano petizioni contro un sistema fiscale che, a suo dire, favoriva troppo i giamaicani.
Nel 1773 il langravio Federico II d'Assia-Kassel vietò l'indebitamento con tasso d'interesse sul caffè, penalizzano così i suoi principali fornitori rappresentati dalle Indie occidentali britanniche, da Grenada e da Dominica. I commercianti tedeschi, che tradizionalmente acquisivano gran parte del raccolto grenadino, rimasero impediti dall'assumere consegne. La colonia giamicana divenne pertanto per il 90% dipendente dal mercato inglese europeo, mentre vendette soltanto il 10% del suo caffè nelle Tredici Colonie.
L'esportazione di caffè giamaicano mostrò un modesto aumento negli anni 1770, per poi ridiscendere nel corso degli anni 1780. Nel 1783 il mercato londinese ridusse di 2/3 le imposte sul caffè, misura che produsse i suoi effetti solo dopo 5-6 anni, il tempo necessario per far riposare le piante. La conseguenza finale fu che le esportazioni di caffè giamaicano pesarono soltanto per il 2% rispetto a quelle di Saint-Domingue.
Riso: Riso speziato al pollo. (Indonesia).
Il riso Patna è una varietà appartenente allo sottospecie indica (coltivazioni tipiche delle regioni asiatiche). Questa varietà ha pasta più dura e involucro più vetroso, che cede amido con maggior difficoltà, quindi mantiene i chicchi separati anche dopo cotture molto prolungate.
I granelli del riso Patna, allungati, stretti ed appuntiti, presentano un profumo gradevolmente aromatico.
domenica 4 marzo 2018
Incontri: Tony Capuozzo - Giornalista
(Antonio) Palmanova (Udine) 7 dicembre 1948. Giornalista. Inviato del Tg5, conduce il programma di approfondimento Terra!. Tiene un blog su TgCom, Mezzi Toni. «Grande inviato, uno dei più bravi giornalisti televisivi, il conduttore di una vera trasmissione di approfondimento» (Aldo Grasso).
Nel ’68 è un contestatore studente liceale con tanta voglia di viaggiare, ma arriva sempre in ritardo. In quell’anno è in Germania e in Francia, dove però arriva a maggio finito. Torna in Italia, si iscrive a Sociologia a Trento, ma il bello è già passato. Fa l’operaio a Marghera, ma questa volta è in anticipo sull’esplosione degli scioperi.
Nel ’68 è un contestatore studente liceale con tanta voglia di viaggiare, ma arriva sempre in ritardo. In quell’anno è in Germania e in Francia, dove però arriva a maggio finito. Torna in Italia, si iscrive a Sociologia a Trento, ma il bello è già passato. Fa l’operaio a Marghera, ma questa volta è in anticipo sull’esplosione degli scioperi.
Incomincia a entrare in sintonia con gli avvenimenti quando organizza lotte dei soldati in Sicilia e soprattutto quando lavora come volontario dopo il terremoto in Friuli del 1976. Dopodiché fa il giornalista» (Diario).
“Meglio un Toni Capuozzo vivo che un Hemingway morto” scrisse Adriano Sofri, e fu la consacrazione. “Ma era solo un modo affettuoso per presentare un mio reportage dall’Amazzonia. Era appena uscito un inedito di Hemingway, piuttosto deludente. E poi con Adriano siamo sempre stati amici”. Entrambi in Lotta continua, entrambi figli di una triestina e di un militare meridionale (marinaio il padre di Sofri, poliziotto quello di Capuozzo). “Ma lui era il capo, io un militante. Più che Lotta continua ci univa il Friuli.
“Meglio un Toni Capuozzo vivo che un Hemingway morto” scrisse Adriano Sofri, e fu la consacrazione. “Ma era solo un modo affettuoso per presentare un mio reportage dall’Amazzonia. Era appena uscito un inedito di Hemingway, piuttosto deludente. E poi con Adriano siamo sempre stati amici”. Entrambi in Lotta continua, entrambi figli di una triestina e di un militare meridionale (marinaio il padre di Sofri, poliziotto quello di Capuozzo). “Ma lui era il capo, io un militante. Più che Lotta continua ci univa il Friuli.
Da bambino Adriano passava mesi a Masarolis, il paese della sua fantesca slava. L’ho riaccompagnato laggiù da grande. Poi ci siamo ritrovati a Sarajevo”. Il paragone scherzoso con Hemingway fu scritto su Reporter. Direttore Enrico Deaglio. Sofri firmava l’inserto culturale. Capuozzo divideva la stanza con Giuliano Ferrara (“Non c’era quasi mai, parlavamo poco, ho sempre creduto che mi preferisse il suo cane lupo. Invece è stato lui a chiamarmi in tv, nel 1991, all’Istruttoria”. Ora gli ha affidato una rubrica fisiognomica sul Foglio, Occhiaie di riguardo)» (Aldo Cazzullo).
Sposato, due figli. A Le invasioni barbariche, nel 2007, ha raccontato di aver portato con sé un bambino di sette mesi da Sarajevo durante la guerra e di averlo cresciuto fino ai cinque anni. Il bambino, orfano di madre e senza una gamba a causa di una bomba, aveva bisogno di una protesi.
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